Obiettivo: La crisi economica ha portato un considerevole numero di persone a rivolgersi ai servizi sociali comunali e soprattutto agli sportelli lavoro alla ricerca di una risposta alle esigenze contingenti. Si vede chi chiede per la prima volta il nostro aiuto: sono imbarazzati perché mai avrebbero creduto di rivolgersi al comune per risolvere una situazione personale.
Ciò ha portato gli operatori dei Servizi Sociali del comune di Casorate Sempione a riflettere sulle risposte da dare e trovare alternative ai soliti aiuti (per lo più contributi in denaro), ma soprattutto riflettere su come rapportarsi con le persone.
Descrizione: Si è partiti contattando la Caritas locale per uno scambio di informazioni sugli aiuti dati come fondo di solidarietà parrocchiale e comunale in modo da non intervenire sempre sui “soliti noti”.
Il comune ha creato un suo fondo anticrisi con una parte di soldi arrivati dal Piano di Zona distrettuale. Per una parte del fondo si è optato di far assumere per tre mesi alcune persone disoccupate dalla cooperativa che ha in appalto la gestione del verde.
Da questa misura però restavano fuori i cassaintegrati. Ecco quindi l’idea di acquistare i voucher lavoro occasionale di tipo accessorio dell’INPS. La finalità dei voucher lavoro è quella di regolamentare quelle prestazioni occasionali, che non sono riconducibili a contratti di lavoro in quanto svolte in modo saltuario. Sono garantite la copertura previdenziale INPS e quella assicurativa INAIL, però il lavoro accessorio non dà diritto alle prestazioni a sostegno del reddito (disoccupazione, maternità, malattia, assegni familiari, ecc.), ma è riconosciuto ai fini del diritto alla pensione. La Legge n. 33/99 che ha modificato il comma 1, lettera d, art.70 del D.Lgs. n. 276/03 ha reso possibile anche a committenti pubblici di usufruire di lavoro occasionale di tipo accessorio ma solo per determinate prestazioni: manifestazioni sportive, culturali, fieristiche o caritatevoli e di lavori di emergenza o di solidarietà, manutenzione di edifici e pulizia parchi, rese direttamente dal prestatore senza il tramite di intermediari (si esclude quindi un rapporto che retribuisca lavoratori per prestazioni a favore di terzi come nel caso dell’appalto o della somministrazione). Si sono acquistati quindi i voucher cartacei (anche se si può optare per una procedura telematica) e, al termine del lavoro, si sono intestati al prestatore che ha incassato il denaro in posta.
Va subito detto che questo tipo di scelta incide comunque sulle spese di personale di un comune, anche se effettivamente non si stipula alcun tipo di contratto e si è coperti da vertenze in caso di incidenti sul lavoro.
Altro problema, questa volta per il prestatore, è la copertura previdenziale. E’ vero che il compenso è esente da ogni imposizione fiscale, non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato ed è totalmente cumulabile con trattamenti pensionistici e con qualunque ammortizzatore sociale ordinario o in deroga, ma questo tipo di contribuzione è versato in gestione separata INPS. In pratica questi lavoratori possono svolgere prestazioni di tipo accessorio, nel limite dei 3.000 euro annui interamenti cumulabili con il trattamento di sostegno percepito; per i corrispondenti periodi, l’INPS prevede a sottrarre la relativa contribuzione figurativa, e questo può diventare un problema molto rilevante, specie nei casi di prossimità al pensionamento. Infatti la contribuzione per il lavoro accessorio viene versata alla gestione separata, e non può dunque essere considerata sostitutiva di quella figurativa.
L’esperienza fatta con dieci persone assunte sia tramite cooperativa che con lavoro accessorio è comunque stata utile. Si sono fatti lavori di piccole manutenzioni, soprattutto all’asilo nido, risparmiando tempo e denaro evitando di chiamare ditte esterne. Si sono utilizzate queste persone anche per spalare la neve a dicembre, per il taglio delle aiuole, ecc.
Ciò ha permesso di monitorare le persone sul lavoro e capire più a fondo i tipi di intervento da fare. Per esempio alcuni di questi prestatori hanno avuto più fiducia in noi operatori e siamo stati in grado di far loro intraprendere un percorso di riqualificazione tramite la dote formazione della Regione Lombardia. Altri interventi sono stati fallimentari.
Non abbiamo aiutato le “solite persone”, ma abbiamo dato risposte più dignitose dando soldi in cambio di lavoro.
Ci siamo accorti che siamo in grado di instaurare rapporti diversi e di fare un minimo di consulenza. Il lavoro è faticoso: si esce da schemi quotidiani e si intraprendono strade nuove all’inizio un po’ difficoltose che richiedono un aggiornamento continuo anche per noi operatori, ma la ricaduta nel lavoro sociale è positiva.
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