
“Siamo il partito con più amministratori locali in Italia e il tema va considerato molto di più nella
politica nazionale”. Così Claudio Martini, responsabile Politiche del territorio ed ex presidente della regione Toscana, introduce il suo intervento a San Servolo.
“Oggi siamo in un momento cruciale e pericoloso per la sopravvivenza degli enti locali, non solo per i problemi finanziari. In generale la difficoltà è nell’accerchiamento culturale e mediatico contro gli enti locali e le autonomie, giocando sull’autoreferenzialità della casta mentre c’è caduta di fiducia nei confronti del
decentramento da imprenditori, associazioni di categoria. 10 anni fa c’erano grandi aspettative,
una spinta che è svanita. Oggi premono per semplificazione e centralizzazione. Dopo Tangentopoli si volevano valorizzare, oggi non più. È peggiorata la qualità dell’azione di governo delle giunte locali? Sono cresciuti davvero spreco, uso improprio di risorse? È aumentata l’autoreferenzialità rispetto alla popolazione? Si comunica male e peggio di prima? Forse, ma ci sono altri perché, che toccano almeno per tre punti il rapporto con il paese”.
In primo luogo c’è una “disarticolazione sociale e gli enti locali fanno fatica a presentarsi come punto
di sintesi perché è difficile definire l’interesse comune e dare un valore unificante al governo locale. Gran parte della società invece che rappresentata si sente minacciata. La crisi dei partiti perché manca la sintesi politica e i partiti non aiutano più gli enti locali nel fare sintesi sulle questioni importanti”.
Il secondo punto per Martini è “la devastazione culturale populistica berlusconista con la caduta del senso civico, l’avvelenamento dei pozzi. Più grave del conflitto d’interessi è la sollecitazione permanente a non rispettare o aggiustarsi le regole. C’è scarto tra domanda ed esigenza di risultati delle amministrazioni e scarsa disponibilità ad accettarne costi e vincoli. C’è dissenso sia per mancanza di risultati che per “costi” ad essi legati e c’è l’idea che le soluzioni siano tutte a livello centrale, il futuro dell’Italia che si decide nei palazzi romani e quel che accade nelle regioni non ha importanza. Contano più le cene da Bruno
Vespa che le esperienze faticose sul territorio.
Infine il federalismo. “La rovina del federalismo – spiega - è stato avergli associato l’aggettivo fiscale così è diventato un tema solo economico mentre è cruciale, allora perché regioni e comuni sono diventate un problema per il paese? Per Tremonti, i sindacati, le imprese, corriere e repubblica? Non ci si può credere, si è rotto un meccanismo. serve che il PD su questo rifletta.
Detto questo, che fare? “Lavoriamo al meglio, condividiamo le pratiche. la Lega è in difficoltà proprio ora. Usciamo dall’assedio nei confronti degli enti locali su sprechi, burocrazia, corruzione. usiamo le 3 R: riordino, riorganizzazione e risparmio. dopo questa Finanziaria nulla sarà come prima per gli enti locali è una linea consapevole non un incidente di percorso per mortificare le autonomie e ridurre i
finanziamenti a un rapporto one to one in cui finanzio che va d’accordo con la mia politica.
Serve lavorare alla ricomposizione sociale come PD. lavoratori e imprese, pronunciandoli al plurale ad
Esempio e poi il tema della partecipazione su cui bisogna mettere insieme diverse esperienze, come la
legge regionale toscana sulla partecipazione con town meeting, uso della rete, prima di deliberare.
Immaginate un piccolo borgo toscano, 1.500 abitanti e 50 dipendenti in un comune in cui si
presenta il presidente della TUI la più grande azienda turistica tedesca e offre di recuperare un
castello abbandonato per fare un resort. come fa un sindaco a dire sì o no? È un problema di
competenze serve dire “come” ma il comune non ha architetti, geologi e cosa pensano le persone?
Lo abbiamo fatto a Montaione con 6 mesi di discussione e il progetto della TUI è stato approvato
ma rivoltato come un calzino. insomma: servizi, alleanze e partecipazione e saremo in buone mani. La forza del nostro buongoverno si è basata su questa triade: realizzazione di servizi, alleanze sociali per lavoro e
imprese e partecipazione (consigli di quartiere, scuole,fabbriche). Tre pilastri messi in discussione:
non ci sono risorse, saltano le alleanze e la partecipazione è incasinata. ma da qui dobbiamo
ripartire e il PD deve assumerlo come tema. Noi abbiamo definitivamente chiarito di essere portatori di una politica di alternativa. Ma questa ha più motori: anche quello territoriale, non solo quello nazionale".