Quando la giovane amministratrice punta sul porta a porta
Intervista ad una delle più giovani amministratrici del centro-sud, Barbara Armellini: "E' una bella responsabilità, tocca dimostrare di essere all'altezza".



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immagine documento documento Quando è nata, nel 1985, al cinema davano “Ritorno al Futuro”. Venticinque anni dopo, è tra le amministratrici più giovani del centro-sud. Barbara Armellini, assessore “unico” di Castel Castagna, nella provincia di Teramo, proprio sotto il Gran Sasso, non vuole perdere tempo. Il post-terremoto, la ricostruzione, i tagli alle comunità montane. Ha fretta di tornare a dare un futuro al suo territorio. “C’è molto da fare, e io penso a fare bene il mio lavoro. Per ora.”

Perché la politica?

È successo prima delle amministrative, mi sono impegnata con i giovani del Pd, e così mi sono avvicinata al mondo della politica. Poi, durante la campagna elettorale, ho avuto modo di scorticarmi con gli aspetti più ruvidi e ho conosciuto la bellezza e la passione dentro gli incontri, le strette di mano, i confronti. Ecco, la politica è la possibilità di dare ascolto alle persone, e risposte, ai loro problemi. Un modo di lavorare insieme.

Lavorare insieme. È più facile, quando sei assessore unico di un comune di 518 abitanti.

Senza dubbio, ma anche quando si amministra un piccolo comune, si deve fare un lavoro di squadra. Con il sindaco e il suo vice, c’è molta collaborazione. Il ruolo di assessore unico porta ad occuparmi di ogni questione che riguarda la nostra comunità. Dall’organizzazione di una gita all’assistenza alle persone. Dalle politiche sociali al patrimonio artistico e culturale del nostro territorio.

Un territorio che fa i conti, ormai da molti anni, con lo spopolamento. Tutti vogliono andare via, e, infatti, vanno via. Perché sei rimasta?

Perché il mio paese è un posto fantastico. I paesaggi, il Gran Sasso, le tradizioni. Le persone. Per ogni problema vengono da te. Sei il loro punto di riferimento. Sono molto legata alla mia terra. A Castel Castagna c’è tutto il mio mondo.

Piccolo mondo, un po’ antico, e un po’ no. Un paese che ha un’età media molto alta ha dato tutto in mano alle nuove generazioni.

Abbiamo raggiunto un ottimo punto di equilibrio. Le persone più anziane ci danno consigli e ascolto, è una grande fortuna. Ci sono 4 consiglieri comunali sotto i 28 anni. Il più piccolo ne ha 23. Una grande opportunità, vero. E una bella responsabilità. Tocca a noi dimostrare di essere all’altezza.

Tanto per cominciare, il riordino delle comunità montane qualche problema ve l’ha creato.

Come fa a un comune a non avere entrate? Se tagliano le risorse, addio servizi e politiche di sviluppo. Bisogna tutelare i piccoli comuni montani. Ogni realtà, anche la più piccola, ha una storia, e un’identità, che va preservata.

E anche ricostruita, nel caso di Castel Castagna, specie dopo il terremoto che ha colpito l’Abruzzo nel 2009. Sono passati quasi due anni dal sisma. Com’è oggi la situazione?

Siamo stati più che dimenticati, il nostro paese è stato considerato fuori dal cratere del sisma. Il sindaco Silvio De Antoniis ha gestito bene questa situazione. Abbiamo avuto case, con danni più o meno lievi, che oggi sono state ricostruite. Adesso comincerà anche la ricostruzione degli edifici di categoria E, quelli completamente inagibili. Senza dimenticare i lavori nella chiesa di San Pietro martire per recuperare il patrimonio artistico-culturale.

Sei stata alla scuola politica del Pd per giovani amministratori di San Servolo. Quanto è importante la formazione per chi è già alle prese con il governo del territorio?

Esperienza utilissima. Un’occasione di incontro, di scambio, di confronto.

Ma…

Non dovrebbero essere solo i giovani a partecipare, a queste iniziative dovrebbero partecipare anche i senatori, gli onorevoli, gli assessori e i consiglieri. Si devono ricordare che la politica è contatto con le persone, legami. Comunità.

Tra le prossime iniziative del Pd c’è il porta a porta. Si dice che sia un modo diverso per tornare a relazionarsi con i cittadini. Sicuramente la politica torna a una dimensione più umana.

Tutta la mia campagna elettorale l’ho fatta così. Andando in giro e bussando alle porte delle persone. Un invito a pranzo, un bicchiere di vino, un caffè. Il mio programma l’ho presentato così. Nelle case, per le strade. In mezzo agli altri. Ogni volta con la voglia di imparare sempre qualcosa in più.

Va bene l’umiltà, e l’ambizione?

Fare bene il mio lavoro per il mio Paese. Adesso questo è il mio futuro.

(a cura di Francesco Persili)
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