Il sindaco della porta accanto
"Mi sono messa in gioco, ho costruito una squadra di persone intorno a me. Non ci siamo arresi davanti ai problemi". Intervista a Elisa Deo, 28 anni, sindaco di Galeata (FC)



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immagine documento documento Elisa Deo è una donna, democratica, di 28 anni. Non è facile, eppure ci si può provare lo stesso. Elisa Deo non è cresciuta in sezione, alle spalle non ha una lunga militanza, o una parentela da esibire. Eppure si può correre lo stesso, specie quando non si sopporta l’idea che, ”dopo 60 anni di amministrazione di sinistra, il mio comune possa finire alla Lega”. Una sfida che lei chiama ”missione”, sempre in direzione ostinata e contraria, eppure.
Eppure Elisa Deo ce l’ha fatta, è diventata sindaco del suo paese, Galeata, provincia di Forlì. Come?

Cercando di unire. Ho puntato tutto sul rapporto diretto con le persone, e sulla voglia di cambiamento.

Cambiamento nella continuità, Galeata era amministrata dal centrosinistra.

Ma c’erano molte critiche da parte degli stessi elettori di sinistra, e la Lega era in forte crescita cavalcando l’onda degli slogan su molte questioni, a partire da quelle relative agli extracomunitari.

Il Pd, comunque, l’ha scelta. E poi?

E poi mi sono messa in gioco, ho costruito una squadra di persone intorno a me. Non ci siamo arresi davanti ai problemi, e ad alcune resistenze, anche all’interno del partito. Ma, per fortuna, in un paese la scelta è sulla persona. E così abbiamo vinto.

Per sette voti, con un programma che ruotava attorno al rinnovamento, alla solidarietà, all’ambiente. A che punto siamo con la realizzazione di quanto promesso durante la campagna elettorale?

In un anno e mezzo abbiamo realizzato un parco fotovoltaico, da un mega watt. Un progetto da quattro milioni di euro, all’avanguardia in ambito regionale, che coniuga salvaguardia dell’ambiente e sviluppo. Il parco permette, infatti, al comune di far fronte ai tagli da parte del governo, con risorse autonome. Dalla vendita dell’energia contiamo di incassare 2500 mila euro all’anno, e parte di questi soldi, li reinvestiamo per aprire asili nido. Vogliamo dare un volto diverso, più sostenibile, a questo paese.

Nella vulgata comune Galeata era conosciuto come il “paese dormitorio”, una delle frontiere più calde per quel che riguarda l’immigrazione. Come è la situazione oggi?

Siamo il secondo comune di Italia per percentuale di residenti immigrati regolari, secondo i dati dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani), tra i comuni, inoltre, con il minor tasso di crimini commessi. Gli extracomunitari da noi sono impiegati per il novanta per cento.

Quali sono stati i progetti di integrazione approvati dalla sua giunta?

Abbiamo lavorato sulla famiglia con il progetto “Percorso nascita”, rivolto alle donne in stato interessante, con volantini multilingua e incontri con un mediatore culturale per seguire i vari stadi della gravidanza al fine di coinvolgere in questo cammino anche le donne immigrate, che prima non erano incluse. Anche sul fronte del lavoro ci siamo mossi, con un corso di alfabetizzazione sulla sicurezza nelle imprese, all’interno delle quali è massiccia la presenza di immigrati. E siamo riusciti a coinvolgere nel progetto anche i dipendenti

Un borgo come Galeata, che non è solo paesaggio, storia, città slow, ma fa parte, con le sue aziende, di un tessuto produttivo preso spesso come modello, come ”tiene botta” alla crisi?

Grazie all’operosità della sua gente, alla voglia di fare di una comunità che non si rassegna, anche se la crisi morde, e le aziende ne risentono

Come ha risposto la sua amministrazione?

Siamo intervenuti sulla gestione della macchina comunale. Abbiamo proceduto a riduzioni di spesa ma non abbiamo toccato i servizi alla persona. Io stessa ho preso le deleghe al bilancio, al personale, alle pari opportunità, all’immigrazione e ai servizi sociali.

Perché?

Perché mi sento vicino ai problemi reali delle persone

Quelli della Lega, invece, l’accusano del contrario.

Da loro mi aspetto proposte più costruttive. Avevo dato loro apertura, penso che ci siano leghisti con cui si possa dialogare. Troppo spesso, invece, piuttosto che fare da pungolo, da stimolo, preferiscono la demagogia, il populismo, e una politica – mi si passi il gioco di parole – di bassa lega. Non chiacchiere da bar, parliamo di dati concreti, fatti, progetti.

Sulla cultura, ad esempio. È stata inaugurata, da poco, la villa di Teodorico. Quali altre idee per valorizzare il patrimonio della zona archeologica?

Dopo la riapertura della zona termale della residenza di Teodorico, abbiamo in cantiere altre iniziative. Dobbiamo ripartire, ad esempio, con la campagna di scavo, nella zona archeologica della Mevaniola.

La stagione teatrale, invece, ha risentito dei tagli?

No, l’abbiamo solo divisa in due parti, per andare incontro alle richieste del pubblico. Una parte si rivolge ai bimbi e alle famiglie, l’altra, invece, è più attenta a soddisfare le esigenze culturali di un pubblico più adulto.

Problemi. Riunioni. Critiche. Accuse. Ha mai pensato: “Ma chi me lo ha fatto fare?”

Prevale il desiderio di servire la mia comunità. Il mio è volontariato civico

Mai pensato di fare politica, nemmeno da piccola?

Pensavo di fare l’insegnante. Per questo ho studiato, mi sono laureata. Fin quando non mi sono imbattuta nelle graduatorie e nei meccanismi di selezione per determinare chi può fare l’insegnante, e chi no. Sono andata, allora, a lavorare, in ufficio, all’interno della azienda Amadori, sì, quella dei polli. Ho fatto anche un anno di servizio civile, e sono rimasta sempre vicino al mondo dell’associazionismo. Poi è arrivata la candidatura e questa meravigliosa esperienza da amministratrice.

Come è l’Italia vista da Galeata?

Confusa e infelice. Bisogna davvero rimboccarsi le maniche, dare risposte alle persone, lavorare per costruire un’alternativa.

Sono le parole di Bersani. Tra qualche anno si immagina al suo posto?

Sento molto forte la responsabilità della mia comunità. Per tutto il resto, c’è tempo. D’altronde, per diventare un grande manager, bisogna cominciare dal fare le fotocopie. E io comincio dal fare qualcosa per la mia gente. Tengo i piedi per terra.

Qualche sogno ce l’avrà.
Certo, ma a me piace vivere alla ricerca. Le letture. I viaggi. La musica. La danza. Sono sempre in movimento.

E quando si ferma?
Amo cucinare. Spesso invito anche i colleghi. A tavola alcune scelte vengono digerite meglio.

La politica ritorna sempre.
Fare il sindaco di un paese di 2500 abitanti significa prendersi cura di ciascuno dei propri cittadini. Voglio costruire un rapporto diretto con loro, essere un po’ la ragazza della porta accanto.

Il sindaco della porta accanto.

(a cura di Francesco Persili)
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#1 da licia, inviato il 10/3/2011
Complimenti!
che altro ti posso dire, ce ne fossero come te!

#2 da roberto zoli, inviato il 26/11/2010
Continua così sono convinto che farai cose importanti.