L’integrazione europea, i modelli di convivenza e le modalità organizzative rispetto alla ripartizione delle competenze tra Stati e Unione non sono temi facili. Per questo Sandro Gozi, deputato PD e Gianni Pittella, vicepresidente del Parlamento Europeo si confrontano con i ragazzi del Laboratorio Europa della Formazione PD per capire meglio cosa sta accadendo.
In questi ambiti bisogna immaginare i rapporti tra le varie istituzioni secondo la logica della sussidiarietà. Oggi si contrappongono le idee di una Ue accentrata e di chi vuole una estrema attenzione alle realtà individuali e locali. Per i democratici il ruolo centrale deve essere affidato alla persona e alla sua dignità,in ogni sua manifestazione, come individuo e come comunità. Questa visione ci impone di ripensare gli schemi relativi alla nazionalità e alla sovranità, che ripropongono le contraddizioni della tutela del solo individuo e non della persona, con tutta la sua carica di dignità. La tutela della identità è in movimento e ciò porta ad una idea di Europa che tiene insieme i due modelli: una sussidiarietà capace di unire maggiore decisionalità (ad esempio difesa, politiche economiche e interni) e rispetto della persona. In tale ambito esiste il problema della Grecia che può far cambiare la percezione dell’Ue presso i cittadini, condizionata dalla personalizzazione della politica, che oggi impone immediate decisioni. Oggi invece l’Europa si è chiamata fuori dalla risoluzione di questo e di altri problemi internazionali e l’accezione rinunciataria è evidenziata dal fatto che non c’è un vero portavoce europeo.
Il tema del riconoscimento e della valorizzazione delle autonomie locali intreccia il tema delle macroregioni europee e la valorizzazione delle comunità e dei singoli. Sul tappeto ci sono varie domande: a che punto siamo? I cittadini che opinione hanno? La realtà sembra essere quella di una volontà di difendere ognuno la propria piccola patria. Prevale una situazione di crisi che mette in dubbio l’idea stessa di Unione europea con la prevalenza dell’interesse statale, ma questa crisi è reversibile?
A queste domande, poste da Luca Zeni, capogruppo PD nel consiglio provinciale Zeni l’On. Gozi da una risposta a partire da un aneddoto. Nel suo Erasmus alla Sorbona nel 1991 c’erano i nuovi studenti dell’est che avevano una positiva concezione dell’allora Comunità Europea. La stessa concezione che soggiace alla richiesta di libertà libica, ad esempio delle donne, ma che non guardano all’Ue. Oggi l’Ue è uno dei loro interlocutori e non IL principale interlocutore. C’è un collegamento tra Jan Palach e il commerciante tunisino che si è dato fuoco.
Il tema è proprio questo: quale tipo di speranza possiamo costruire all’interno ma soprattutto attorno all’Ue. “Oggi l’Unione è vittima del suo successo e la diamo per scontata. Bisogna costruire l’Ue politica per contrastare il populismo dell’estremismo, tout court e di estrema destra, come in Finlandia dove l’estrema destra si è scagliata contro la Grecia guadagnando consensi”. Così per Gozi siamo in mezzo al guado e saremo travolti dal populismo se non reagiamo.
Pittella aggiunge la sua preoccupazione: “L’Unione europea vive una situazione che è tra le peggiori che la sua storia conosca. Siamo nel mezzo della crisi dell’eurozona e sul tema Grecia c’è stato il ritardo colpevole di alcuni governi di stati membri e in particolare della Cancelliera Merkel. La Grecia non doveva essere costretta ad una terapia lacrime e sangue perché con questa cura da cavallo non sarà capace di restituire i prestiti perché non ci sarà più ricchezza prodotta. Il suo default può mettere in crisi tutta l’Europa perché vanno in crisi i cosiddetti paesi PIGS. La cosa incredibile è che in Italia di questo non i interessa nessuno, tranne qualche riferimento fatto dal segretario Bersani”.
A ciò si unisce il problema delle modalità di uscita dalla crisi, importata dagli Usa. Uscirne attraverso la riduzione degli squilibri finanziari oppure con Keynes, attraverso il risanamento e il sostegno alla crescita e alla società?
Il terzo punto che preoccupa Pittella è la volontà di rivedere Schengen: “La destra vuole negare la facoltà di muoversi liberamente in Europa, il principio basilare di tutta la costruzione europea. Se crolla l’Euro e cade la libertà di circolazione che ci rimane dell’Ue? Berlusconi dice che è colpa dell’Unione. Può essere vero, ma è colpa di un Europa governata da 23 governi di centro destra. Bisogna scendere in piazza per fermarli. C’è bisogno di una Unione con forte connotazione politica che sia capace di governare i flussi migratori e la politica estera, di creare l’esercito europeo e la politica di difesa comune, che possa far votare per il governo europeo e per il parlamento, che sia capace di definire la politica economica per la ripresa, l’educazione e la ricerca. Questo deve essere il programma di una politica riformista sia in Italia che in Europa”.
Poi si apre il dibattito e sulla base delle osservazione dei ragazzi presenti Gozi e Pittella sottolineano che anche la sinistra ha delle responsabilità nella crisi europea, ma quando la sinistra ha governato ha fatto delle cose buone. Prodi ha fatto il più grande allargamento dell’Unione, l’Euro l’ha creato una Commissione di orientamento progressista. E questo spirito positivo non si affievolisce adesso. Ad esempio la prossima settimana la sinistra europea si scontrerà con la destra europea rispetto al pacchetto di governance economica. Il progetto della destra è quello del rispetto e della rigidità sul risanamento “lacrime e sangue”, senza stimoli alla crescita. Di tutto ciò in Italia non si può parlare. Sembra vietato parlare di Unione europea. Addirittura si crede che ci si confronti con temi di natura estera e non di politica interna.
Emblematica della situazione europea è l’assenza di proteste. Non c’è nessun sentimento, emozione, trasporta nei confronti dell’Europa. Né positivo né negativo. Non c’è niente di quanto avviene contro le politiche nazionali. Nessuno protesta come gli Indignados.
Tra poco sarà utilizzabile il nuovo meccanismo della proposta popolare in ambito europeo, prevista dal Trattato di Lisbona. In Italia e in Europa la sinistra dovrà saper utilizzare questa nuova leva. Dovremo trovare due-tre temi e fare battaglie europee.
Giuseppe Ventre